Una cosa per la quale mi hanno spesso fatto i complimenti è il modo in cui descrivo i miei sentimenti.
La tristezza? È un buco nello stomaco. Un buco che cresce insieme al dolore che provo in quei momenti. Perché sì, la mia tristezza si trasforma in dolore. E quel buco cresce, a volte, fino a inghiottirmi dall’interno.
La rabbia? La rabbia mi prende il petto. Una sensazione di qualcosa che è bloccato ma vuole uscire e preme, e preme e continua a premere. E lì le scelte sono solo due: o mi distraggo oppure la lascio esplodere.
La felicità? Oh, la felicità, quella vera, prende un po’ tutto il corpo. È quella voglia irrefrenabile di fare un balletto stupido e sorridere. O cantare. Fare qualcosa di spontaneo che accompagni la felicità che attraversa, appunto, tutto il corpo.
Il disgusto non saprei descriverlo, non lo provo spesso. Fortunatamente? Non saprei.
L’odio? Nemmeno quello saprei descriverlo. Non mi appartiene; è un sentimento stagnante e logorante. Pesa soltanto.
L’amore? Quello è molto bello. E una sensazione nella bocca dello stomaco, le cosiddette “farfalle nello stomaco”. Molto poetico. Ma è anche un sorriso spontaneo e un momento di calma. Perché l’amore dovrebbe essere quello, no? Un posto sicuro in cui sentirti calma.