Isatra le righe
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Raccogliendo pezzi

Penso che una delle cose più difficile che io abbia dovuto affrontare quando mi hanno dato la diagnosi di BPD sia stata quella di dovermi guardare in faccia.

Mi sono dovuta sedere e guardare me stessa, senza una maschera. Guardare la rabbia in superficie che avrebbe voluto rompere tutto e scappare. E poi più sotto, la tristezza. Una tristezza così profondamente radicata da diventare depressiva. La tristezza per ciò che avevo subito e per la ragazza che stavo diventando. E ancora più sotto c’era la bambina di 5 anni che aveva subito gli abusi. Quella bambina che si nascondeva sotto le coperte sperando di non essere vista, che usciva a difendere sua sorella più piccola come poteva. Quella bambina che ha visto anche sua madre subire gli abusi. Quella bambina che nemmeno quando hanno attraversato l’oceano per arrivare dall’altra parte del mondo si sentiva al sicuro.

Mi sono dovuta sedere faccia a faccia con lei e rivedere quanto quella bambina era dolce, empatica, piena di vita e con tanta voglia di crescere.

Pensavo sarebbe rimasta delusa nel trovarsi davanti una 19enne con segni sul corpo, con una rabbia e una tristezza cosi grandi da divorarla e con una paura immensa di vivere.

E invece non lo era. Perché ero arrivata a 19 anni, quasi 20, quando non sapevano nemmeno se ce l’avremmo fatta.

Sì, guardarmi in faccia senza maschere é stata una delle cose più difficili che ho dovuto affrontare.